IL CODICE ROSSO È LEGGE

DDL codice rosso

Via libera definitivo del Senato al ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, il meglio noto “Codice rosso.

Il disegno di legge si compone di 21 articoli e interviene sul codice penale e sul codice di procedura penale con il principale obiettivo di contrastare la violenza sulle donne e sui minori e di aprire una “corsia preferenziale” alle indagini nei casi di reati di particolare allarme sociale come i maltrattamenti, la violenza sessuale, di stalking e di lesioni commesse in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza.

Tra le novità introdotte vi è innanzitutto l’obbligo della polizia giudiziaria di comunicare al PM le notizie di reato acquisite a seguito di denuncia per detti fatti criminosi. La vittima dovrà, inoltre, essere ascoltata dal magistrato entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Si prevedono, quindi, “tempi serrati” per l’acquisizione delle fonti di prova, per la valutazione della concretezza del pericolo che corre la vittima e, in definitiva, per l’adozione delle misure cautelari.

Il ddl introduce, inoltre, una serie di obblighi di informazione a tutela della vittima che devono essere effettuati in tempi rapidi. Si prevede, ad esempio, che deve essere effettuata obbligatoriamente la comunicazione alla persona offesa da un reato di violenza domestica o di genere e al suo difensore, circa l’adozione di provvedimenti di scarcerazione, di cessazione della misura di sicurezza detentiva, di evasione (la legge attuale prevede che la comunicazione sia fatta solo su richiesta).

Altra novità è il sensibile inasprimento delle pene previste per chi commette stalking, maltrattamenti o violenza sessuale.

Sono stati poi introdotti ben 4 nuovi reati ovvero:

–          il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate (cd. revenge porn), punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15mila euro. La pena si applica anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta per provocare un danno agli interessati. Inoltre, costituisce circostanza aggravante la commissione del fatto delittuoso nell’ambito di una relazione affettiva, anche cessata, ovvero mediante l’impiego di strumenti informatici.

–          il reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, sanzionato con la pena della reclusione da 8 a 14 anni e dell’ergastolo in caso di morte della vittima.

–          il reato di costrizione o induzione al matrimonio, punito con la reclusione da uno a cinque anni. La fattispecie è aggravata quando il reato è commesso a danno di minori e si procede anche quando il fatto è commesso all’estero da o in danno di un cittadino italiano o di uno straniero residente in Italia;

–          il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, sanzionato con la detenzione da sei mesi a tre anni.

La legge prevede altresì, al fine di ridurre la recidiva, la possibilità per i condannati di sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno, suscettibile di valutazione ai fini della concessione dei benefici penitenziari. Inoltre, è previsto che nel caso di condanna per reati sessuali, la sospensione condizionale della pena sia subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero, organizzati ad hoc da enti o associazioni che si occupano di assistenza psicologica, prevenzione, e recupero di soggetti condannati per reati sessuali.

Infine, la legge introduce specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria “in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere”.

Tuttavia, la novità più significativa in materia di diritto di famiglia riguarda la c.d. “trasmissione obbligatoria dei provvedimenti al giudice civile”.  La legge prevede in particolare che se sono in corso procedimenti civili di separazione dei coniugi o cause relative all’affidamento di minori o relative alla responsabilità genitoriale, il giudice penale deve trasmettere, senza ritardo, al giudice civile copia dei seguenti provvedimenti, adottati in relazione a un procedimento penale per un delitto di violenza domestica o di genere: ordinanze relative a misure cautelari personali, avviso di conclusione delle indagini preliminari, provvedimento di archiviazione, sentenza.

Lo scopo sotteso a tale previsione normativa è quello di informare rapidamente il giudice civile il quale terrà conto di tutti questi aspetti ai fini della sua decisione nell’esclusivo interesse dei figli.

Sarà dunque necessario creare una vera e propria sinergia tra i giudici penali e i giudici civili.

Il “codice rosso” rappresenta, dunque, più che di un punto di arrivo, un vero e proprio punto di partenza.

Posted on 31 luglio 2019 in Tutela della persona



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