Le Unioni Civili: quale tutela hanno in Italia

L’annuncio, avvenuto nei giorni scorsi, dell’adozione da parte del Comune di Verona del Registro delle Unioni Civili ha riaperto la discussione sulle coppie di fatto.

L’iniziativa è arrivata  a ventidue anni di distanza da quella della Città di Empoli, primo Comune a impiegare il registro delle unioni civili nel nostro paese.

Con il termine Unioni Civili si definiscono tutte quelle forme di convivenza tra due persone legate da vincoli affettivi ed economici non altrimenti riconosciuti dalla legge e può riguardare sia coppie di sesso diverso sia coppie dello stesso sesso.

Il Registro Comunale delle Unioni Civili è, quindi, l’elenco dove si iscrivono tali coppie di fatto. L’iscrizione consente l’acceso, a seconda del comune di appartenenza, ai servizi sanitari, alle informazioni sanitarie sul convivente, alle graduatorie per le abitazioni popolari, ai servizi sociali etc.

Ma quale tutela è riservata oggi in Italia alle coppie di fatto?

A oggi in Italia non esiste una legge che regolamenti in modo unitario e omogeneo  le unioni di fatto.

I  conviventi godono, quindi, di una  tutela frammentaria, derivante per lo più da alcune leggi speciali che hanno, ad esempio, riconosciuto alle coppie di fatto il diritto di accedere all’istituto dell’adozione, di godere delle tutele contro la violenze e gli abusi familiari, di beneficiare del diritto di subentrare nel contratto di locazione nell’ipotesi di decesso del partner o di separazione. La recentissima legge sulla filiazione ha, invece, uniformato parificandoli a ogni effetto, i diritti dei figli nati da coppie non sposate rispetto a quelli dei figli nati da coppie unite in matrimonio.

Altri diritti fondamentali sono invece negati ai conviventi. Tra questi rientrano il diritto al mantenimento in caso di cessazione della convivenza, i diritti successori (tra i conviventi, infatti,  non esiste alcun diritto all’eredità, a meno che il defunto non abbia deciso di nominare il partner nel testamento).

I contratti di convivenza

In assenza (o meglio, in attesa) di una normativa che disciplini diritti e doveri della coppie di fatto, la tutela dei conviventi passa attraverso l’autonomia privata.

Il nostro ordinamento riconosce, infatti, la validità degli accordi con i quali i  partner decidono di dare  un assetto uniforme alla loro unione, regolando a esempio gli aspetti patrimoniali e quelli personali.

Con questi contratti (stipulabili con l’aiuto di un Legale o di un Notaio) le coppie possono disciplinare i criteri di partecipazione di ciascuno alle spese della famiglia, quelli di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza, le modalità di uso della casa di residenza, regolamentare i reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza.

Possono prevedere un assegno di mantenimento in favore del partner meno abbiente, l’assistenza reciproca in caso di malattia e la designazione reciproca quali amministratori di sostegno.

Si tratta, dunque, di accordi dinamici, adattabili al caso concreto e alle esigenze del singolo.

E quale è la tutela riconosciuta alle coppie omosessuali?

Il nostro diritto vivente, sulla spinta di importanti pronunce della Corte di Giustizia Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha posto principi cardine importantissimi per il riconoscimento di diritti fondamentali alle coppie omosessuali.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 138/2010,  ha riconosciuto il diritto delle coppie omosessuali “… a vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone, nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge, il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri …”.

La Suprema Corte di Cassazione nel 2012 ha, invece, affermato il diritto della coppia omosessuale alla vita familiare, a vivere liberamente una condizione di coppia, nonché  a un trattamento omogeneo rispetto a quello assicurato alla coppia coniugata, con conseguente accesso, in specifiche situazione, alla tutela giurisdizionale.

Anche per le coppie omosessuali, così come per quelle eterosessuali non esiste una normativa uniforme. Anche per loro, quindi, l’autonomia privata e la volontà dei singoli espressa negli accordi citati sono oggi l’unica vera forma di tutela.

Posted on 9 febbraio 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia



Condividi questo articolo su:

Back to Top