Stepchild adoption: il senato vota no, i giudici dicono sì

Lo sappiamo tutti: il Senato ha escluso dal testo di legge sulle unioni civili la stepchild adoption, negando così alle coppie omosessuali il diritto di adottare il figlio del partner.

I giudici, tuttavia, con le loro pronunce continuano ad ammettere l’adozione del figlio del compagno o della compagna convivente.

È di ieri la notizia che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto ad una coppia di donne di adottare reciprocamente la figlia dell’altra compagna avuta grazie all’inseminazione artificiale praticata in Danimarca.

L’ADOZIONE INCROCIATA

Questo provvedimento è del tutto peculiare perché, per la prima volta, consente l’adozione incrociata, cioè permette a due mamme biologiche – conviventi e unite da una stabile relazione sentimentale – di adottare la figlia dell’altra.

Che cosa significa in concreto? Significa che, da un lato, le due mamme avranno la responsabilità genitoriale su entrambe le minori e che, dall’altro, le due bambine avranno lo stesso cognome, ottenuto sommando i cognomi delle due mamme, ma non potranno essere considerate sorelle e non avranno legami di parentela con i nonni, gli zii e i cugini della mamma adottiva (cosiddetto “genitore sociale”).

Ma come è possibile che questo accada?

L’APPLICAZIONE DELLA NORMA SULLE ADOZIONI IN CASI PARTICOLARI

In questo caso, per pronunciare l’adozione incrociata, i giudici romani hanno applicato la norma sulle adozioni “in casi particolari”. Norma, contenuta nell’art. 44 della legge 184 del 1983, che prevede la possibilità, non solo per le coppie sposate, ma anche per i single, di adottare un minore che si trovi in particolari condizioni e con effetti diversi rispetto all’adozione legittimante, cioè quel tipo di adozione in cui il minore entra a far parte della famiglia dei due coniugi adottanti a tutti gli effetti.

Nel caso di adozione di un minore da parte di un single è, invece, escluso che si creino rapporti di parentela con la famiglia di origine dell’adottante.

È questo uno dei motivi per cui in molti chiedono una riforma della legge sulle adozioni, che estenda l’adozione legittimante anche alle coppie omosessuali che hanno contratto un’unione civile.

L’INTERESSE DEL MINORE

Di fronte a un caso come quello di Roma, come operano i magistrati?

Nel prendere questo genere di decisioni, i giudici devono mettere al primo posto l’interesse e la tutela del minore. Devono quindi valutare se la domanda presentata, ad esempio, dal partner del genitore biologico può essere pregiudizievole per il bambino o la bambina.

Non si discute, dunque, di un diritto del partner a divenire genitore (sociale) del minore; quanto di un diritto del minore di vedersi riconosciuto il legame con una persona che si prende quotidianamente cura di lui o di lei.

A questo proposito, ormai da qualche anno, i Tribunali ritengono che sia di fondamentale importanza per il minore la qualità delle relazioni affettive e il riconoscimento del rapporto familiare sussistente con il partner del genitore biologico. E ciò perché ad oggi non vi sono certezze scientifiche o dati di esperienza che possano definire dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale.

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Posted on 3 marzo 2016 in adozione, Famiglia, Minori



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