Stalking: quando le attenzioni diventano reato

Stalking è un termine inglese utilizzato per indicare una serie di comportamenti ossessivi e ripetuti tenuti da un soggetto che tormenta un’altra persona, che possono essere di diverso genere ed entità.

Anche l’isolata condotta innocua può sfociare nello stalking, quando cresce di gravità tale da degenerare in ossessione.

Trattasi ad esempio di molestie, attenzioni indesiderate, telefonate, pedinamenti, diffusione di dichiarazioni oltraggiose, nonché della minaccia di violenza nei confronti della vittima, dei suoi familiari o addirittura di animali che le siano cari.

Le indagini statistiche del ministero di giustizia, fotografano una realtà nella quale nel 91,1 % dei casi chi commette atti persecutori è l’uomo, con un movente spesso passionale, nel tentativo di ricomporre o la relazione amorosa con l’ex compagna o il rapporto con il figlio.

Dal punto di vista giuridico, il reato di stalking è disciplinato dall’art. 612 bis del codice penale – denominato “atti persecutori” – che punisce chiunque ponga in essere una condotta:

– ripetuta più e più volte

– causa di uno stato costante di timore, preoccupazione e inquietudine per il soggetto che la subisce

– che comporti un serio e concreto cambio di vita e di abitudini da parte del soggetto passivo, impedendogli di poter vivere normalmente le sue giornate.

Il reato può, tuttavia, manifestarsi non solo attraverso atti palesemente molesti e fastidiosi, ma anche tramite comportamenti apparentemente inoffensivi.

Sul punto recentemente è intervenuta la Corte di Cassazione, sezione penale, che con la sentenza n. 24795 del 18 maggio 2017 ha ritenuto colpevole del reato di stalking un padre che pretendeva di frequentare il figlio al di fuori degli orari di visita stabiliti, imponendo la propria presenza in maniera talmente persistente e incontrollata da costringere moglie e figlio stesso a cambiare le loro abitudini di vita, oltre che a causargli un disagio psicologico e uno stato di turbamento costante.

Nell’ambito di una cultura in continua evoluzione e sensibilizzazione, in presenza di significativi traguardi raggiunti in tema di diritto di famiglia, questa pronuncia sottolinea la crescente volontà di punire in maniera sempre più rigorosa quei comportamenti che pregiudicano l’identità del singolo e che incidono sui diritti fondamentali della persona.

Si tratta, dunque, di un ulteriore lodevole contributo offerto alle possibili vittime di tale odioso reato, così da renderle maggiormente consapevoli dei limiti di accettazione di condotte lesive nei confronti della loro persona, nonché dei confini fra amore, oppressione e ossessione.

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Posted on 1 giugno 2017 in Famiglia, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio, Tutela della persona



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