Si può essere buoni genitori anche se separati con addebito della separazione?

Abbiamo già avuto modo di parlare d’infedeltà in alcuni precedenti articoli, cercando di chiarire i dubbi che si possono generare attorno al suo significato.

Abbiamo spiegato che per violazione del dovere di fedeltà coniugale non si intende solo intrattenere un rapporto sessuale con un soggetto terzo, esterno alla coppia, perché possono portare all’addebito anche lo scambio di messaggi su Facebook o su Whatsapp o anche atteggiamenti di malcelata ammirazione verso un’altra donna.

In genere, però, il partner tradito nutre sentimenti di astio e di rancore che possono a volte condizionare la vita e quindi ingenerare rivalsa verso il coniuge che tradisce.

Ma cosa succede se questi sentimenti diventano l’occasione per denigrare l’altro come genitore o, addirittura, se vengono posti alla base di una richiesta di restrizione della frequentazione del genitore fedifrago con i figli o di esclusione dell’altro coniuge dall’esercizio della responsabilità  genitoriale?

SI PUÒ ESSERE QUINDI BUONI GENITORI NONOSTANTE L’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE?

In genere l’addebito non ha nessun rilievo sui rapporti genitoriali, riguardando situazioni estranee al rapporto genitori-figlio.

Un coniuge infedele non necessariamente è un genitore inadeguato.

Lo ha di recente riconosciuto anche il Tribunale di Milano con un provvedimento del mese di luglio 2015.

Nella decisione, il Tribunale ha chiarito che una cosa è la violazione del dovere di fedeltà, che può, evidentemente, determinare l’addebito per il coniuge che ha tradito; altra cosa è il rapporto che lega il genitore ai figli.

Nel caso specifico, d’altra parte, il genitore (per la precisione il padre) non ha avuto particolari mancanze nei confronti del figlio, né condotte scorrette verso la prole, tali da far temere per la crescita del minore e da far propendere per l’affidamento esclusivo a favore della madre.

È questo appunto il motivo per cui la richiesta avanzata dalla moglie, del tutto sopra le righe e priva di giustificazione logica, non è stata presa in considerazione dal presidente del Tribunale.

Anzi, è stata addirittura definita scorretta e non conforme ai cosiddetti doveri genitoriali.

Cioè, in termini molto semplici, rispettoso di quelle norme di comportamento che impongono ai genitori alcune basilari condotte, come quella di impartire ai figli minorenni insegnamenti che consentano di sviluppare la loro personalità in maniera il più possibile equilibrata e adatta alle loro inclinazioni e aspirazioni; ma anche, e soprattutto, quella di garantire ai figli un sereno sviluppo psicofisico.

È facile comprendere come quest’ultima condizione, in particolare, non possa realizzarsi, se si utilizzano strumenti emotivi per limitare la frequentazione del fanciullo con uno dei due genitori.

È importante, quindi, comprendere che le aule di giustizia non possono diventare il luogo delle ritorsioni e della vendetta, soprattutto quando a pagarne il prezzo più alto sono i minori, che devono essere, invece, sempre tutelati e protetti.

 

Paola Silvia Colombo
Avvocato
logo_psc_law

Posted on 13 ottobre 2015 in Famiglia, Minori, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



Condividi questo articolo su:

Back to Top