Rimborso delle spese straordinarie per i figli: serve l’accordo?

Abbiamo già affrontato il tema dell’assegno di mantenimento per i figli, della sua quantificazione e della peculiarità delle spese straordinarie relative ai figli.

Capire, nel concreto, quali spese rientrino nell’assegno di mantenimento e quali invece ne siano escluse non è affatto agevole. Ma è molto utile per comprendere meglio cosa fare.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza e qualche esempio pratico.

COS’É RICOMPRESO NELL’ASSEGNO DI MANTENIMENTO?

Si tratta di una domanda molto frequente tra i genitori separati o divorziati, la cui risposta non è facile e neppure univoca.

È tuttavia indispensabile, sia ai fini della quantificazione dell’assegno, sia ai fini della gestione delle spese da sostenere per i figli, comprendere quali voci di spesa debbano essere coperte dalla somma (concordata tra i genitori in via consensuale oppure prevista dal Tribunale in via giudiziale) versata dal genitore non collocatario all’altro genitore e quali invece debbano considerarsi extra.

In linea di principio, l’ammontare dell’assegno dovrebbe coprire una parte delle spese necessarie per la crescita dei figli, per le loro esigenze alimentari, per l’organizzazione domestica e per la cura della persona. Si parla quindi delle sole spese “ordinarie”.

CHE COSA SI INTENDE PER SPESE ORDINARIE? E STRAORDINARIE?

Nel panorama normativo, con riferimento ai figli, non esiste una definizione di spese “ordinarie”. Si è soliti, comunque, distinguerle dalle spese “straordinarie”.

In particolare:

  • le spese “ordinarie” sono quelle destinate a soddisfare i quotidiani bisogni dei figli. Bisogni a cui il genitore non collocatario (con il quale, cioè, i figli non vivono prevalentemente) deve contribuire in modo adeguato e proporzionale, tenendo in considerazione i criteri previsti dal legislatore per la quantificazione dell’assegno, ossia: 1) le esigenze attuali dei figli; 2) il tenore di vita che i figli hanno goduto finché la famiglia era unita; 3) i redditi di ciascun genitore; 4) il valore dell’apporto collaborativo di ciascun genitore nell’esecuzione delle mansioni domestiche e di cura dei figli.

In linea di massima (salvo che non sia stato concordato diversamente dai genitori o che il Tribunale abbia statuito in modo differente), tra le spese ordinarie rientrano le quote dei costi riferibili ai figli del vitto, delle spese condominiali e dell’IMU di casa, ovvero del canone di affitto, delle utenze, della colf e/o della baby-sitter (se la famiglia usufruiva dei loro servizi durante la convivenza) nonché dell’auto; ma anche le spese relative all’abbigliamento, ai medicinali da banco, al parrucchiere e così via;

  • le spese “straordinarie” sono invece quelle imprevedibili ed eccezionali, la cui frequenza e il cui costo sono variabili nel corso della vita dei figli.

Si tratta, ad esempio, delle spese scolastiche (iscrizione, rette o tasse, libri e corredo di inizio anno scolastico, gite curriculari, corsi di recupero), delle spese mediche non interamente coperte dal Servizio Sanitario Nazionale (per una visita specialistica o per un esame di laboratorio eseguito in una struttura privata non convenzionata), delle spese farmaceutiche per prodotti prescritti dal medico curante (per allergie o per disturbi particolari), delle spese sportive e ricreative (corsi estivi o vacanze in autonomia).

Fanno parte di questa categoria anche le spese relative alla scuola guida e all’esame per l’ottenimento della patente, il costo di un motorino, di un computer o di un cellulare, ecc.

Costituendo “un di più” rispetto al mantenimento, le spese straordinarie dovrebbero essere suddivise proporzionalmente tra i genitori: se le condizioni economiche dei genitori sono pressoché simili, la ripartizione è solitamente al 50%, ma nulla vieta alle parti di pattuire una diversa percentuale.

SI PUÒ OTTENERE IL RIMBORSO SENZA IL PREVIO ACCORDO?

Per alcune spese straordinarie è necessario che i genitori raggiungano un accordo perché uno possa chiedere all’altro il rimborso della quota delle somme anticipate nell’interesse del figlio. In caso contrario, si farà carico del costo unicamente chi ha assunto la decisione.

Facciamo un esempio: una madre vuole che il figlio inizi a prendere lezioni di equitazione, ma il padre non è d’accordo. Il bambino – che fin tanto che la famiglia era unita giocava a calcio e andava in piscina a nuotare – potrà praticare questo sport (molto oneroso), ma il relativo costo dovrà essere sostenuto integralmente dalla madre.

Per altre spese straordinarie, tuttavia, il rimborso è dovuto anche in mancanza di un preventivo accordo tra i genitori. È il caso dei testi scolastici e delle spese mediche urgenti.

Ma se, ad esempio, il padre non viene coinvolto nella scelta dell’università o di un corso di inglese all’estero, cosa succede?

Il principio generale, espresso dalla giurisprudenza, è che devono essere rimborsate tutte quelle spese che non siano superflue e che corrispondano ad un interesse del figlio beneficiario del diritto di mantenimento, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori (Cassazione, ordinanza 10 giugno 2016 n. 12013) e salvo che non siano stati manifestati tempestivamente validi motivi di dissenso (Cass., 26 settembre 2011 n. 19607 – Trib. Udine, 2 settembre 2016).

In sostanza, il rischio è che, in caso di mancato accordo preventivo sul rimborso di certe spese, si debba ricorrere al Giudice. Quest’ultimo valuterà, quindi, la rispondenza delle spese all’interesse del figlio, rapportando l’entità di spesa alla sua utilità e verificandone la sostenibilità per il “portafoglio” del genitore che non vi ha partecipato.

logo_psc_law

Posted on 17 ottobre 2016 in Garanzia del mantenimento, Minori, Rapporti patrimoniali



Condividi questo articolo su:

Back to Top