Pensione di reversibilità e pensione indiretta: in che misura?

In che misura i superstiti (per sapere chi sono vedi il precedente articolo) del pensionato o del lavoratore defunto hanno diritto alla pensione di reversibilità o alla pensione indiretta?

L’attuale normativa determina la misura della pensione destinata ai superstiti in base ad un criterio di reddito, ponendo determinati limiti: essa non può essere inferiore al trattamento minimo (che è variabile e legato al costo della vita), né superiore all’intero ammontare della pensione goduta dal pensionato o che avrebbe goduto il lavoratore assicurato.

ALIQUOTE PER IL SUPERSTITE IN RAGIONE DEL RAPPORTO CON IL DEFUNTO

Le percentuali da applicare alla pensione che riceveva o che avrebbe ricevuto il defunto variano, ai fini del calcolo della pensione di reversibilità o della pensione indiretta, a seconda del rapporto tra il defunto e il familiare beneficiario e in base alla sussistenza o meno di figli legittimati a percepirla.

In particolare, le aliquote previste dalla legge sono le seguenti:

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Attenzione: la somma delle aliquote riservate a più superstiti non può mai superare il 100% della pensione.

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RIDUZIONE DELLA PENSIONE IN FUNZIONE DEL REDDITO DEL SUPERSTITE

In forza della legge attualmente vigente (legge 8 agosto 1995, n. 335), l’ammontare della pensione di reversibilità o della pensione indiretta deve essere ridotto se il familiare del defunto possiede redditi propri (risultanti dalla dichiarazione ai fini IRPEF) superiori a 3 volte il trattamento minimo annuo INPS.

Nella tabella che segue, riportiamo le percentuali di riduzione da applicare al trattamento pensionistico spettante in ragione delle aliquote previste per ogni specifico superstite:

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ESEMPI

Vediamo qualche possibile scenario, seppur semplificato.

A) Ipotizziamo che una donna sia sposata con un uomo che percepisce una pensione di mille euro al mese e che la coppia non abbia figli. La signora inoltre ha un reddito da lavoro dipendente di 15mila euro all’anno, è titolare di un portafoglio titoli del valore di 20mila euro ed è proprietaria della casa in cui vive.

Alla morte del marito, la vedova, che ha un reddito imponibile di circa 15mila euro (perché gli investimenti mobiliari e la prima casa non rientrano nella dichiarazione dei redditi IRPEF) e perciò inferiore al minimo annuo previsto dall’INPS per il 2015, avrà diritto al 60% della sua pensione (perché senza figli) senza l’applicazione di alcuna riduzione.

Ella potrà contare quindi su una pensione di reversibilità di 600 euro al mese [1000×60% = 600 – 0% = 600].

B) Se la vedova, invece, ha un reddito imponibile di 50mila euro (ad esempio, derivante in parte da lavoro e in parte da rendita di immobili concessi in locazione), ella supera di oltre 5 volte il minimo annuo previsto dall’INPS per il 2015.

Di conseguenza, se il marito godeva di una pensione di mille euro al mese, la signora avrà diritto alla pensione di reversibilità nella misura del 60% (perché senza figli) con una riduzione del 50% (in ragione del proprio reddito di 5 volte superiore al minimo annuo INPS), per un totale di 300 euro al mese [1000×60% = 600 – 50% = 300].

C) Se un uomo con una pensione di mille euro al mese, alla sua morte, lascia la moglie (con un proprio reddito imponibile di 25mila euro all’anno) e un figlio universitario a carico, la situazione è la seguente: la pensione di reversibilità spetta alla vedova nella misura del 60% a sua volta ridotta del 25% (perché il reddito della moglie è di 3 volte superiore al minimo annuo INPS previsto per il 2015) e quindi di 450 euro al mese [1000×60% = 600 – 25% = 450], e al figlio nella misura del 20% pari a 200 euro al mese [1000×20% = 200].

D) Se un padre vedovo, alla sua morte, lascia 2 figli studenti universitari, questi hanno diritto all’80% (non concorrendo con il coniuge del defunto) dei mille euro mensili di pensione del padre. Quindi a ciascun figlio spetteranno 400 euro al mese di reversibilità [1000×80% = 800/2 = 400].

È proprio sul criterio del reddito, adoperato per il calcolo della pensione di reversibilità, che interverrebbe il disegno di legge delega, approvato di recente dal Governo e oggetto di dibattito nei giorni scorsi.

Come vedremo nel prossimo articolo, infatti, il Governo sembrerebbe intenzionato a modificare la modalità di calcolo delle future pensioni, utilizzando l’indicatore ISEE (del nucleo familiare) in luogo del reddito personale del familiare superstite.

Silvia Aliprandi
Avvocato
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Posted on 7 marzo 2016 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Rapporti patrimoniali, Successioni, Tutela del patrimonio



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