Le unioni civili: perchè tanti ostacoli alla approvazione di una legge?

Il riconoscimento e la regolamentazione della coppie di fatto, sia etero sia omosessuali, rappresentano per l’Italia temi scottanti, che da tempo impegnano in un ampio dibattito l’opinione pubblica e le stesse istituzioni.

I recenti richiami delle Corti Europee e gli indirizzi delle Corti nazionali hanno sicuramente accelerato l’assunzione di un provvedimento concreto al riguardo.

È, infatti, del 21 luglio 2015 la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di condanna all’Italia per non aver introdotto un istituto di riconoscimento e protezione delle unioni tra persone dello stesso sesso.

Nel febbraio 2015, la Corte di Cassazione ha espressamente rinviato al Parlamento il compito di individuare forme di garanzia e di riconoscimento delle unioni tra persone omosessuali.

Ancora prima, precisamente nel giugno dello scorso anno, si colloca, invece, il richiamo della Corte Costituzionale al Parlamento al fine di adoperarsi per la regolamentazione delle convivenze tra persone dello stesso sesso.

Se, dunque, le istituzioni nazionali e sovranazionali sono concordi nel ritenere che il vuoto normativo italiano sia inammissibile e che debba essere colmato, perché il disegno di legge sulle unioni civili è in stallo ormai da parecchi mesi a seguito delle migliaia di emendamenti presentati?

Perché tanti ostacoli all’approvazione di una legge che disciplini le unioni etero e omosessuali in modo organico e sistematico?

COSA PREVEDE IL DISEGNO DI LEGGE?

Prima di analizzare le ragioni delle forti opposizioni, vediamo in concreto cosa prevede il disegno di legge.

Composta, nella sua ultima versione, da 19 articoli, la proposta è finalizzata, da un lato, all’istituzione delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso alle quali verrebbero riconosciuti tutti i doveri e i diritti reciproci delle coppie unite in matrimonio; dall’altro lato, al riconoscimento di diritti minimi alle coppie conviventi di fatto siano esse di sesso uguale o diverso.

La costituzione delle unioni civili, secondo il testo di legge proposto, avverrebbe mediante una dichiarazione rilasciata dalle parti all’Ufficiale dello Stato Civile, alla presenza di due testimoni e con l’iscrizione della coppia nel registro comunale.

La creazione dell’unione civile comporterebbe, come detto, l’applicabilità alla coppia dei diritti e dei doveri che nascono dal matrimonio.

Con riguardo ai diritti, si estenderebbero alle coppie costituite in unione civile i diritti di assistenza sanitaria, la scelta tra regime di comunione o separazione dei beni, il diritto di subentro nel contratto di affitto in caso di separazione o morte del titolare convivente, la reversibilità della pensione.

Con riguardo ai doveri, si applicherebbero a esempio il dovere di assistenza morale e materiale e quello di mantenimento.

QUALI SONO I PUNTI DI DISACCORDO?

La situazione di stallo della proposta di legge e le discussioni che continua a provocare sono per la maggior parte dovute al tema del rapporto tra unioni civili e matrimonio.

L’opposizione proviene da quella parte del Parlamento più conservatrice e di estrazione cattolica che si è schierata contro l’estensione alle unioni civili di istituti propri del matrimonio o, comunque, della famiglia nel senso più tradizionale del termine.

Gli argomenti più delicati del dibattito riguardano:

– il divieto alle coppie costituite in unione civile di adottare un bambino senza legami con uno dei due patners;

– la possibilità di adottare il minore figlio di uno dei due membri della coppia, facoltà permessa dal disegno di legge, ma osteggiata da più parti;

– l’allargamento dei soggetti legittimati a percepire la pensione di reversibilità; previsione criticata in ragione dei dubbi sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione;

– il timore del possibile impiego della maternità surrogata, meglio conosciuta come tecnica di “utero in affitto”. Si tratta di una particolare forma di fecondazione, vietata in Italia, ma consentita in Paesi come il Canada, la Gran Bretagna e l’Ucraina, con cui la coppia commissiona ad una donna la gestazione e il parto di un bambino. Si ritiene, infatti, che il ricorso alla maternità surrogata, anche se contro la legge, possa essere incoraggiato dal riconoscimento giuridico delle unioni civili e dell’estensione a queste delle norme sulla filiazione.

CHE COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?

Si tratta senza dubbio di temi di forte impatto sociale e di fronte ai quali non possiamo rimanere indifferenti.

Quelli in discussione sono, infatti, argomenti certamente delicati, che coinvolgono non solo il diritto, ma anche la morale, l’etica e il comune pensiero.

Proprio per questa ragione, sono dell’idea che l’Italia non debba perdere l’opportunità di adeguarsi alla richiesta sociale, riconoscendo, come già ampiamente hanno fatto altre legislazioni, diritti e doveri alle coppie di fatto e, in special modo, a quelle omosessuali.

Il nostro Parlamento si trova di fronte a un’importante prova di civiltà e di rispetto dell’evoluzione della società e del principio di uguaglianza.

L’Italia sta arrivando all’approvazione di una legge in materia già con anni di ritardo; confido tuttavia che il nostro Parlamento non licenzi una legge che sia, prima di nascere, superata e in ritardo con i “tempi”.

Paola Silvia Colombo
Avvocato
logo_psc_law

Posted on 18 settembre 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia, Tutela della persona



Condividi questo articolo su:

Back to Top