L’assegno di mantenimento omnicomprensivo: è possibile?

Molti genitori collocatari si lamentano di faticare ad ottenere il rimborso delle spese straordinarie sostenute per i figli, o perché l’altro genitore non esprime il proprio consenso, o perché semplicemente si rifiuta di pagare (costringendo così l’altra parte a richiedere un decreto ingiuntivo, con un continuo aggravio di spese).

Molti genitori percettori dell’assegno per i figli ci chiedono di poter avere un assegno di mantenimento comprensivo anche delle spese straordinarie, ossia un assegno “omnicomprensivo”.

Ma è possibile?

IL “NO” DELLA CASSAZIONE ALL’ASSEGNO OMNICOMPRENSIVO

Il principio espresso dalla Suprema Corte, con sentenza numero 11894 del 9 giugno 2015, è che l’assegno di mantenimento è finalizzato al soddisfacimento dei bisogni ordinari dei figli, preventivamente individuabili e quantificabili.

Tutto ciò che è imponderabile o imprevedibile rientra invece nelle spese straordinarie, che non possono essere incluse nell’assegno, proprio perché variano al sopraggiungere di nuove e diverse esigenze dei figli nel corso della loro vita.

È illegittimo, quindi, stabilire a priori e a forfait un importo comprensivo di tutte le spese, anche quelle non conosciute o ipotizzabili e dal costo non noto. Così facendo, infatti, si correrebbe il rischio di non riuscire a soddisfare le esigenze dei figli (minorenni e maggiorenni non economicamente autosufficienti) in modo adeguato e proporzionale allo stile di vita goduto dalla famiglia prima della crisi e alle capacità economiche di ciascun genitore.

Facciamo un esempio per comprendere, nel concreto, quali sono i difetti dell’assegno omnicomprensivo.

Pensiamo a una coppia che si separa quando il figlio ha 5 anni prevedendo un assegno di  800 euro al mese, con il quale la mamma dovrà provvedere a tutte le spese per il bimbo (che ancora non va a scuola, non fa sport e non ha una vita sociale…).

Cosa succederebbe se il bambino dovesse avere bisogno di un apparecchio per i denti che costa €7000?

Da un lato il contributo paterno sarebbe inadeguato e sproporzionato rispetto ai bisogni alimentari abitativi di educazione e di svago del minore, che sarebbero soffocati dal sopraggiungere di questa spesa ingente; dall’altro, verrebbe frustrato il diritto del figlio al mantenimento da parte dei genitori.

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Posted on 20 ottobre 2016 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Separazione e divorzio



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