L’addebito della separazione: la violazione dell’obbligo di coabitazione

Un’ulteriore ipotesi molto frequente per la pronuncia di addebito della separazione, oltre alla violazione della fedeltà coniugale, è la violazione dell’obbligo di coabitazione.

MA COSA SIGNIFICA “OBBLIGO DI COABITAZIONE”?

Per i coniugi, “coabitare” significa impegnarsi a convivere in modo costante e continuato presso la residenza familiare. Ciò, tuttavia, non implica che marito e moglie debbano sempre vivere insieme, essendo lecita la temporanea e concordata lontananza da casa per motivi personali o professionali.

LE IPOTESI DI VIOLAZIONE

Quando si realizza, dunque, una violazione dell’obbligo di coabitazione?

Quando:

1) uno dei due coniugi abbandona la casa coniugale; oppure

2) i coniugi non raggiungono un accordo che stabilisca la residenza familiare.

1) L’ABBANDONO DEL TETTO CONIUGALE…

È opinione comune che l’abbandono del tetto coniugale comporti automaticamente l’addebito della separazione.

In realtà, però, per integrare gli estremi dell’addebito, è necessario che l’allontanamento del coniuge, oltre ad essere stato la causa della frattura coniugale, sia ingiustificato, cioè non legittimato da “giusta causa”.

…GIUSTIFICABILE

Ma quali sono le “giuste cause” che legittimano la violazione dell’obbligo di coabitazione? E, quindi, quando uno dei due coniugi può legittimamente lasciare la casa coniugale senza vedersi addebitata la separazione?

Un coniuge può lasciare la casa coniugale quando:

– è destinatario di una domanda di separazione, o di annullamento del matrimonio o di divorzio (art. 146 cod. civ.);

– è vittima di violenze fisiche e/o psicologiche (la violenza è un’altra causa di addebito della separazione e sarà esaminata prossimamente);

– ritiene che la convivenza sia divenuta intollerabile.

In particolare, l’intollerabilità della convivenza è interpretata ampiamente dalla giurisprudenza. Diverse pronunce hanno, infatti, escluso l’addebito della separazione a carico del coniuge che si era allontanato da casa perché non riusciva più a comunicare con il partner, o perché i litigi in famiglia erano divenuti insostenibili (anche se provocati, ad esempio, dalla suocera convivente) oppure ancora perché era vittima di un’eccessiva gelosia del coniuge.

ATTENZIONE ALLA PROVA!

Naturalmente la “giusta causa” deve essere provata.

Ecco perché, nel momento in cui uno dei due coniugi prende la decisione di allontanarsi da casa, è opportuno che si rechi dall’Avvocato affinché questi, tramite una raccomandata A/R, comunichi all’altro che l’allontanamento è stato determinato dall’intollerabilità della convivenza.

È altresì raccomandabile che, in caso di violenze fisiche o psicologiche, la vittima denunci gli episodi alle Forze dell’Ordine e si rivolga al Pronto Soccorso per le eventuali cure necessarie o al medico specialista (ad esempio psicologo, psichiatra, e così via) per accertare la connessione tra il disturbo sofferto e la condotta aggressiva del coniuge.

CONSEGUENZE PRATICHE

L’allontanamento dalla casa coniugale senza giustificato motivo non esonera il coniuge dal rispetto dell’obbligo di assistenza morale e materiale (di tale obbligo ci occuperemo nei prossimi articoli).

In sostanza, il coniuge che si allontana dall’abitazione coniugale deve continuare a sostenere economicamente la propria famiglia, fornendo all’altro coniuge quanto necessario per mantenere un tenore di vita pari a quello goduto prima della crisi coniugale.

2) IL MANCATO ACCORDO SULLA RESIDENZA FAMILIARE

L’ipotesi di mancato accordo sulla residenza familiare si verifica, ad esempio, quando lo stato di salute di un coniuge o un’opportunità di lavoro comportano la necessità o la possibilità di un trasferimento, e i coniugi non si mettono d’accordo.

Cosa succede se i coniugi non condividono la scelta e uno o entrambi chiedono la separazione con addebito?

Il Giudice dovrà vagliare gli aspetti più intimi e personali della famiglia per comprendere se la richiesta di una parte ed il dissenso dell’altra siano o meno giustificabili.

Non di rado è stato ritenuto causa di addebito della separazione il rifiuto di un coniuge di trasferirsi nella città lavorativa dell’altro.

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Posted on 12 maggio 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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