L’addebito della separazione: la violazione dell’obbligo alla contribuzione

L’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia rientra nel novero dei doveri coniugali, ma si differenzia da quelli finora esaminati poiché ha un contenuto di tipo strettamente patrimoniale (confronta gli articoli sulla violazione dell’obbligo alla fedeltà, alla coabitazione, all’assistenza morale e materiale, nonché quelli più specifici in tema di violenze, malattia del coniuge e cambiamento di fede religiosa).

IN COSA CONSISTE?

La legge prevede inderogabilmente che entrambi i coniugi contribuiscano ai bisogni della famiglia (art. 143, comma 3 cod. civ.) e al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli in proporzione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo (artt. 147 e 148 cod. civ.).

MA QUALI SONO I BISOGNI DELLA FAMIGLIA?

Il concetto di “bisogni”, cui si riferisce la norma, è generico e può essere definito considerando alcuni fattori, quali:

– le condizioni economiche dei coniugi (redditi e patrimonio);
– l’ambiente sociale di appartenenza di ciascun coniuge;
– il tenore di vita concordato tra i coniugi.

Si tratta, quindi, di un concetto relativo, che varia da famiglia a famiglia. In alcune famiglie, infatti, solo le esigenze primarie (quali la casa, le utenze, il vitto, i vestiti, le spese mediche o la scuola dei figli) sono riconducibili ai “bisogni” cui i coniugi devono contribuire; in altre famiglie, invece, i “bisogni” ricomprendono anche le vacanze di lusso o la pratica di sport costosi.

IN CHE MISURA DEVE CONTRIBUIRE OGNI CONIUGE?

I coniugi devono partecipare ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie disponibilità economiche – patrimoniali e al proprio contributo al menage familiare in termini di reddito da lavoro o di mansioni domestiche.

Chiariamo, quindi, che più un coniuge possiede o più guadagna, più deve contribuire economicamente ai bisogni della famiglia. D’altro canto, non dimentichiamo che il coniuge che lava, stira, cucina, fa la spesa, accompagna i figli a scuola e li aiuta nei compiti a casa, adempie ugualmente al proprio obbligo di contribuzione.

QUANDO SUSSISTE VIOLAZIONE DELL’OBBLIGO ALLA CONTRIBUZIONE?

Come per gli altri obblighi coniugali, anche con riferimento all’obbligo di contribuzione familiare non esiste un elenco tassativo di condotte che ne integrano la violazione e che conducono alla pronuncia di addebito della separazione.

La giurisprudenza ritiene che tale obbligo venga violato dal coniuge che, volontariamente o con intento vessatorio:

– priva la famiglia di quanto necessario per vivere;
– sperpera il patrimonio;
– non cerca o rifiuta un lavoro;
– si dimostra inerte ai bisogni familiari.

Così, ad esempio, in una recente sentenza della Corte di Cassazione, è stata riconosciuta la violazione dell’obbligo alla contribuzione da parte del marito – cui è stata addebitata la separazione dalla moglie – che aveva donato al fratello una consistente parte del patrimonio familiare.

FINO A QUANDO DURA L’OBBLIGO ALLA CONTRIBUZIONE?

L’obbligo alla contribuzione, come già detto a proposito dell’obbligo alla coabitazione (link articolo n. 3), non viene meno con l’allontanamento dalla casa coniugale. Quindi, il coniuge che abbandona il tetto coniugale e non provvede in alcun modo a soddisfare le esigenze della famiglia commette un reato penalmente sanzionabile (con la reclusione fino ad un anno o con la multa da 103,00 euro a 1.032,00 euro).

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Posted on 5 giugno 2015 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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