L’addebito della separazione: la prova

Abbiamo già spiegato quali sono i presupposti dell’addebito della separazione e come tra la violazione dei doveri coniugali e la fine del matrimonio debba sussistere un nesso di causalità.

L’aspetto più problematico relativo alla domanda di addebito riguarda, tuttavia, la prova.

Il quadro dei fatti esposti dalle parti agli Avvocati non è sempre chiaro e, perciò, la prova dell’addebito della separazione si rivela spesso cavillosa e meno semplice di quanto si pensi.

Innanzitutto, a chi spetta provare la violazione degli obblighi coniugali?

L’ONERE DELLA PROVA

È il coniuge che chiede l’addebito della separazione a dover provare che la causa della intollerabilità della convivenza è unicamente riconducibile al comportamento del partner.

Quest’ultimo, d’altro canto, tenterà di difendersi in giudizio, adducendo prove che rendano legittima la propria condotta. Ad esempio, potrà dimostrare che l’abbandono del tetto coniugale (che integra la violazione dell’obbligo di coabitazione) è la conseguenza degli atteggiamenti violenti dell’altro coniuge (che configura, a sua volta, la violazione dell’obbligo di assistenza morale e materiale).

Ma come fornire tali prove?

Oltre agli ordinari mezzi di prova (vale a dire all’allegazione di documenti, all’interpello della controparte e alle testimonianze su circostanze precise e descritte dettagliatamente in capitoli di prova), i coniugi possono avvalersi di prove “speciali”, quali:

– la testimonianza dei figli, dei parenti e degli affini;

– la testimonianza indiretta;

– le presunzioni.

LA TESTIMONIANZA

Spesso, la domanda di addebito della separazione si fonda su comportamenti tenuti all’interno delle mura domestiche, lontano dagli occhi della comunità e, dunque, difficilmente dimostrabili perché relativi alla sfera privata dei coniugi.

Per tale motivo, nel giudizio di separazione è ammessa la testimonianza resa dai figli, dai parenti e dagli affini (cioè dai parenti dell’altro coniuge) che, conoscendo profondamente la coppia e le loro vicende familiari, si rivelano spesso testimoni preziosi.

È, altresì, ammessa la testimonianza indiretta, cioè la testimonianza di un soggetto che, pur non avendo vissuto i fatti in prima persona, ne è venuto in qualche modo a conoscenza.

In entrambi i casi, dopo aver valutato la credibilità dei testimoni, il Giudice decide discrezionalmente se utilizzare le deposizioni quali elementi probatori ad integrazione di altre prove.

LE PRESUNZIONI

La prova della violazione degli obblighi coniugali può essere resa anche attraverso elementi indiziari, che consentono al Giudice di risalire alla prova con un ragionamento induttivo.

La parte che deve provare l’addebito della separazione può, infatti, servirsi delle cosiddette “presunzioni”, ossia di quelle “conseguenze che la legge o il giudice trae un fatto noto per risalire a un fatto ignorato” (art. 2727 cod. civ.).

Facciamo un esempio pratico.

In un caso esaminato dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 8928/2012), una donna ha avanzato richiesta di addebito della separazione a carico del marito asserendo che quest’ultimo fosse un uomo violento.

Sebbene non fosse in grado di fornire la prova dei maltrattamenti subiti, ella, nel giudizio di appello, si è avvalsa di una sentenza penale di condanna emessa nei confronti del marito per lesioni commesse sulla stessa in epoca successiva all’instaurazione del giudizio di separazione.

Ebbene, l’episodio di violenza che ha dato luogo alla condanna in sede penale, benché avvenuto in epoca posteriore rispetto alla fine della convivenza tra i coniugi, è stato considerato elemento presuntivo della personalità aggressiva dell’uomo ed elemento alla luce del quale valutare la veridicità delle denunce della moglie.

Quindi, i Giudici dal fatto noto – la sentenza penale di condanna per lesioni – hanno ritenuto provato un fatto ignorato – il carattere violento del marito e, dunque, l’intollerabilità della convivenza.

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Posted on 11 giugno 2015 in Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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