L’addebito della separazione: la malattia di un coniuge

Prendo te come mio/a sposo/a e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”: questa è una delle promesse che gli sposi si scambiano sull’altare.

Se è vero che proprio nel momento del bisogno la coppia dovrebbe essere più solida ed unita che mai, è altrettanto vero che talvolta la malattia fisica o psichica di un coniuge può determinare la crisi del matrimonio e indurre alla proposizione della domanda di addebito della separazione.

L’ADDEBITO AL CONIUGE MALATO

Nell’articolo sui presupposti dell’addebito della separazione, abbiamo illustrato come il comportamento contrario ai doveri coniugali, per poter essere causa di addebito, debba essere innanzitutto volontario e cosciente.

Ma cosa succede se tale comportamento irrispettoso o intollerabile proviene dal coniuge malato? Può essere addebitata la separazione al coniuge infermo di mente?

La risposta è negativa qualora sia riconosciuta al coniuge una grave alterazione psichica, tale da rendere ogni azione totalmente involontaria.

Può però accadere che il coniuge, nonostante l’infermità, non sia totalmente incapace di intendere e di volere. Di conseguenza, in caso di violazione degli obblighi coniugali, il Giudice, valutato attentamente lo stato di salute del coniuge affetto da disturbo fisico o psichico (solitamente attraverso referti medici o mediante l’ausilio di consulenze tecniche), può emettere la pronuncia di addebito della separazione nei suoi confronti.

Si pensi al caso di una persona con disturbi paranoici che volontariamente aggredisce e offende il coniuge.

L’ADDEBITO AL CONIUGE SANO

Molto più frequentemente accade che sia il coniuge sano, indifferente alle esigenze e ai problemi della malattia dell’altro, a subire le sorti dell’addebito.

Il disinteresse alla malattia del coniuge è, infatti, espressione della violazione dell’obbligo di assistenza morale e materiale tra i coniugi.

In realtà, anche in questo caso, il Giudice dovrà compiere un’attenta e concreta analisi.

È fondamentale, ai fini della pronuncia, comprendere e verificare se il rifiuto di sostenere il coniuge malato è:

– la manifestazione della mancanza di solidarietà coniugale e, dunque, una violazione del dovere di assistenza tra coniugi, oppure

– la conseguenza di una crisi familiare già esistente, provocata proprio dalla malattia del partner.

Solo la prima ipotesi può condurre ad una pronuncia di addebito della separazione. È stata addebitata, ad esempio, la separazione ad un marito che, venendo meno al proprio obbligo di assistenza nei confronti della moglie, le aveva negato ogni conforto dal momento della scoperta di essere malata di HIV ed epatite C.

È da escludere, invece, l’addebito nella seconda ipotesi illustrata poiché il rifiuto di assistenza non rappresenta la vera causa della crisi del matrimonio. In un caso, ad esempio, i Giudici non hanno ritenuto di pronunciare l’addebito nei confronti di una moglie che si era allontanata dalla casa coniugale per una convivenza divenuta intollerabile a causa del marito, affetto da disturbi neurologici sfociati in un tentativo di suicidio.

LE DIPENDENZE…ATTENTI A TOLLERARLE!

Anche le dipendenze (da alcool, droghe, gioco d’azzardo, ecc.) possono considerarsi malattie che rendono impossibile la prosecuzione della convivenza.

Ma è sempre addebitabile la separazione al coniuge affetto da una dipendenza?

La giurisprudenza ritiene che la domanda di addebito da parte di un coniuge non possa essere accolta se la dipendenza dell’altro è da tempo conosciuta o tollerata.

La Corte di Cassazione, ad esempio, non ha riconosciuto l’addebito della separazione a carico della moglie che si era rifiutata di sottoporsi ad un trattamento di disintossicazione, poiché il marito era a conoscenza dei problemi di alcolismo della moglie da anni e, quindi, il suo stato di salute non poteva aver inciso sul matrimonio (Cass. n. 28228/2013).

Al contrario, perciò, per ottenere l’addebito deve essere provato che il comportamento del coniuge, del tutto imprevisto, anomalo e negativo, ha infranto irrimediabilmente l’equilibrio della coppia, tanto da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza.

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Posted on 25 maggio 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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