L’addebito della separazione: la lesione della libertà religiosa

Il matrimonio impone agli sposi non solo di osservare gli obblighi coniugali, ma anche di rispettare i diritti personalissimi e le libertà del coniuge, quali la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà religiosa e la libertà di associazione (comprese, peraltro, nell’obbligo di assistenza morale e materiale).

In particolare, la giurisprudenza si è dovuta esprimere sul tema della libertà religiosa: cosa succede se il matrimonio entra in crisi a seguito del cambiamento di religione di uno dei due coniugi? Può essere addebitata la separazione al coniuge che muta credo religioso?

IL DIRITTO COSTITUZIONALE

La libertà religiosa è un diritto tutelato dalla Costituzione (articolo 19).

Ciò significa che ogni individuo è libero di professare una fede e non può subire limitazioni da parte del proprio coniuge, ad esempio perché credente in un’altra religione oppure perché ateo o agnostico.

In linea di massima, i Giudici hanno stabilito che non è causa di addebito della separazione:

– il cambiamento di religione che, sebbene non condiviso dal coniuge, non rende intollerabile la prosecuzione della convivenza; e

– la volontà di uno dei due coniugi di far conoscere il nuovo credo ai figli, senza imporne loro la pratica.

Esistono, tuttavia, decisioni di segno opposto: alcuni Tribunali, infatti, hanno pronunciato l’addebito della separazione a carico del coniuge che aveva cambiato credo religioso.

Com’è possibile?

Abbiamo detto che il diritto alla religione è un diritto costituzionale, ma dobbiamo altresì ricordare che esso non è illimitato.

Quali sono i limiti al diritto alla religione nell’ambito di una coppia sposata?

I LIMITI AL DIRITTO COSTITUZIONALE

Esistono due tipi di limitazioni che il coniuge convertito ad altra confessione religiosa deve rispettare:

– il limite dell’ordine pubblico e del buon costume;

– il limite degli obblighi coniugali.

Cosa significa?

Significa che il coniuge può professare un nuovo culto religioso (anche se non condiviso dall’altro), ma ciò non deve ledere i principi etici della società, le regole dettate dalla morale e gli obblighi che nascono dal matrimonio. In caso di violazione dei doveri coniugali, il coniuge offeso potrà chiedere e, se provato, ottenere la pronuncia di addebito della separazione a carico dell’altro.

Facciamo qualche esempio pratico.

È stata addebitata la separazione al coniuge che:

– aveva imposto alla famiglia la continua presenza in casa degli altri credenti, violando l’obbligo di assistenza tra coniugi nonché la privacy domestica;

– si era allontanato da casa per esercitare il culto religioso, violando l’obbligo di contribuire ai bisogni della famiglia;

– aveva imposto la nuova fede religiosa al coniuge e ai figli minori, influenzando il loro equilibrio psichico;

– aveva commesso violenze fisiche e psicologiche nei confronti del coniuge appartenente ad altra ideologia religiosa.

Per concludere: il cambiamento di religione è sì un diritto costituzionale, ma deve essere compatibile con i concorrenti obblighi coniugali.

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Posted on 28 maggio 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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