Il mantenimento dei figli maggiorenni: com’è regolato all’estero?

In un recente articolo, ci siamo occupati delle situazioni nelle quali, nel nostro diritto, viene meno l’obbligo di mantenere i figli maggiorenni.

Vediamo ora quali sono le regole in vigore in alcuni Stati esteri, evidenziandone le differenze e le eventuali similitudini rispetto al diritto vigente in Italia.

Nel Regno Unito, di regola, il diritto dei figli al mantenimento cessa a 18 anni con il termine dell’obbligo scolastico.

La legge stabilisce, però, che il figlio conservi il diritto al mantenimento qualora intenda proseguire la propria formazione attraverso un corso di studi a tempo pieno; tale è inteso quello che prevede almeno 12 ore settimanali di studio.

In questa ipotesi l’obbligo di mantenimento in capo ai genitori prosegue fino a quando il figlio non abbia terminato il percorso formativo o, al più tardi, al raggiungimento dei 20 anni di età.

La corresponsione del mantenimento è in genere regolata da un accordo concluso fra i genitori; in mancanza di accordo, invece, le richieste vengono valutate da un’apposita Agenzia governativa, la Child Support Agency.

Questa Agenzia ha il compito di provvedere al calcolo dell’assegno di mantenimento dovuto, di gestire e controllare la correttezza dei pagamenti ed eventualmente, su domanda dell’interessato, di procedere nei confronti del genitore inadempiente.

I provvedimenti dell’Agenzia possono essere impugnati davanti al giudice.

Analoga Agenzia, l’Office of Child Support Enforcement, opera negli Stati Uniti, dove svolge anche interventi a sostegno dei genitori obbligati a corrispondere il mantenimento che si trovino in difficoltà economiche.

Anche negli Stati Uniti, o almeno nella maggioranza degli Stati, il diritto dei figli al mantenimento viene meno con il raggiungimento della maggiore età (variabile da Stato a Stato). Ma l’età può abbassarsi, qualora il figlio si sposi o, ancora, per arruolamento nell’esercito, come previsto dalle legislazioni del New Hampshire e del New Jersey.

Anche in Canada la legge prevede l’obbligo di continuare a mantenere i figli maggiorenni qualora questi decidano di proseguire gli studi.

Tuttavia, proprio per evitare che l’iscrizione all’Università, o ad altri corsi di formazione, venga utilizzata dai figli come scusa per non rendersi indipendenti dai propri genitori, le Corti sono chiamate a valutare, tra le altre cose, la serietà del piano di studi e i risultati accademici del figlio maggiorenne in relazione al livello culturale dei genitori e dunque alle aspettative di questi nei confronti del figlio.

Siamo, dunque, di fronte a una cultura, anche giuridica, diversa dalla nostra e che misura il diritto al mantenimento in funzione meritocratica e di rendimento.

Si consideri che le Corti, sia canadesi sia statunitensi, solitamente non riconoscono l’assegno di mantenimento del figlio maggiorenne ancora studente, o comunque lo riducono, se ritengono che il giovane sia in grado di lavorare per mantenersi durante gli studi, ad esempio svolgendo dei lavori nel periodo delle vacanze estive o nelle ore non dedicate allo studio.

Nell’Europa continentale, invece, la situazione è molto simile a quella italiana: in Francia, a esempio, il Code Civil stabilisce che il dovere dei genitori, sposati o meno, di mantenere i figli non cessa in maniera automatica al raggiungimento della maggiore età ma resta legato alla mancanza incolpevole di autosufficienza economica e le ipotesi in cui tale diritto viene meno ricordano, ancora una volta, la situazione italiana: la raggiunta indipendenza economica da parte del figlio; la mancanza di serietà e continuità negli studi; uno scarso, o assente, impegno nella ricerca di un lavoro adeguato; ecc.. .

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Posted on 11 maggio 2016 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Minori, Tutela della persona



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