Figlio mio quanto mi costi! La quantificazione dell’assegno di mantenimento

In caso di separazione, di divorzio o di cessazione della convivenza more uxorio, l’articolo 337-ter del codice civile impone ai genitori, salvi diversi accordi sottoscritti dagli stessi, di provvedere al mantenimento dei figli minori o maggiorenni non economicamente indipendenti in misura proporzionale al proprio reddito.

Per quantificare in modo equo l’ammontare dell’assegno di mantenimento, gli avvocati, nel caso di separazione consensuale, e i giudici, nel caso di separazione giudiziale, devono tenere in considerazione i seguenti parametri:

1) le attuali esigenze dei figli;

L’obbligo di mantenimento non si limita ai soli alimenti, ma si estende al soddisfacimento di tutte le esigenze generali dei figli, vale a dire quelle abitative, scolastiche, sanitarie, sociali, sportive, di assistenza morale, di cura e di educazione.

Ad esempio, se un figlio necessita di lezioni di recupero, o di visite specialistiche per un particolare disturbo, o ancora di uno specifico prodotto farmaceutico, i genitori non si potranno sottrarre dall’assicurargli le somme necessarie per farvi fronte.

2) il tenore di vita goduto dal figlio durante la convivenza con entrambi i genitori;

Facciamo un esempio: se i figli sono sempre stati abituati a vivere in una casa molto spaziosa e con molti comfort (con servizio di domestica e di tata, camera singola, giocattoli, computer, ecc.), a vestire con abiti firmati e a fare vacanze di lusso, non si potrà “pretendere” che dopo la crisi familiare vivano in un piccolo e spoglio appartamento, rinunciando alle vacanze e agli altri agi di cui erano soliti godere.

Nella quantificazione dell’assegno non rileva, infatti, il ruolo diseducativo di un importo particolarmente elevato a titolo di mantenimento a favore del figlio.

3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore;

Nel determinare l’assegno si devono considerare anche gli oneri economici che ciascun genitore assume nel tempo in cui ha con sé i figli.

A tal proposito, è da tenere a mente che il pagamento dell’assegno di mantenimento non può essere sospeso nei periodi in cui i figli vivono presso il genitore non collocatario, ad esempio nel periodo delle vacanze. Quindi niente sconti in occasione dell’estate, di Natale o di Pasqua!

4) le risorse economiche di entrambi i genitori;

In tale operazione svolgono un ruolo determinante anche i patrimoni di ciascun coniuge. Si deve guardare non soltanto ai redditi da attività lavorativa, ma più in generale a ogni altra forma di reddito o di utilità, come il valore dei beni mobili o immobili posseduti, le quote di partecipazione sociale o altri proventi percepiti. È chiaro allora che, se un genitore è un dirigente, proprietario di tre immobili, e l’altro è un insegnante di scuola elementare, titolare di una utilitaria, il primo dovrà contribuire maggiormente rispetto al secondo al mantenimento dei figli.

5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Nonostante sia difficile attribuire loro una precisa portata economica, la legge prevede di valutare anche i compiti di diversa natura, quali fare la spesa, cucinare, accompagnare i figli a scuola, provvedere alla faccende domestiche, lavare, stirare, aiutare i figli nello svolgimento dei compiti. Tutti compiti strettamente connessi alla permanenza presso ciascun genitore, perciò maggiore è il tempo trascorso con un genitore maggiori sono i suoi compiti di natura domestica.

Posted on 28 aprile 2015 in Garanzia del mantenimento, Minori, Separazione e divorzio



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