Figli maggiorenni: quando termina l’obbligo di mantenimento?

Il dovere di mantenere i figli è previsto dalla Costituzione (art. 30) e dal Codice Civile (artt. 147, 315-bis, 337-ter, 337-septies) e sorge al momento della nascita a carico di entrambi i genitori.

L’obbligo di mantenimento non riguarda i soli figli minorenni ma, non essendo previsto alcun limite di età, anche i figli maggiorenni che non siano economicamente autosufficienti.

In questi casi, infatti, la posizione del figlio maggiorenne è assimilata a quella del minorenne proprio in considerazione della sua “impossibilità” di provvedere a se stesso e ai suoi bisogni.

Il dovere dei genitori di mantenere i figli, sia minorenni sia maggiorenni, non viene meno con la separazione e il divorzio, in quanto questo dovere – come abbiamo detto – permane in capo ai genitori finché i figli non sono in grado di far fronte al loro mantenimento in modo indipendente.

MA QUINDI FINO A CHE ETA’ I FIGLI DEVONO ESSERE MANTENUTI?

Non esiste un’età anagrafica prestabilita. È certo, però, che il dovere di mantenere i figli non dura all’infinito. Termina, infatti:

– per raggiunta autosufficienza economica dei figli;
– per colpa dei figli stessi;
– per la creazione di una famiglia autonoma da parte dei figli.

IN CHE COSA SI SOSTANZIA L’AUTOSUFFICIENZA ECONOMICA?

Con questa espressione si fa riferimento alla disponibilità per il figlio di un reddito e/o di un patrimonio personale che gli consentano effettivamente di far fronte alle proprie esigenze.

Non è, tuttavia, sufficiente un qualsiasi impiego (come l’apprendistato) per far sì che il figlio raggiunga una simile condizione di autosufficienza.

Nello stabilire se e quando il figlio maggiorenne abbia raggiunto l’indipendenza economica, si deve tener conto il più possibile del suo desiderio di svolgere un lavoro idoneo al titolo di studio conseguito e dei tempi a tal fine occorrenti.

Ad esempio, un neolaureato in medicina perde, in linea di principio, il diritto all’assegno di mantenimento nel momento in cui stipula un contratto di specializzazione con l’Università se questo gli garantisce una retribuzione adeguata al suo livello di professionalità e alle sue aspettative economiche (Cassazione civile n. 18974/2013).

O ancora, il diritto al mantenimento da parte dei genitori viene meno se il figlio ha un contratto di lavoro a tempo determinato, poi revocato o non rinnovato. E ciò perché l’esistenza di tale rapporto di lavoro è in grado di dimostrare il raggiungimento, da parte del figlio maggiorenne, di potenzialità lavorative adeguate a permettergli di far fronte ai propri bisogni economici, pur nella consapevolezza della precarietà delle prime esperienze di lavoro (Cassazione civile n. 23590 del 2010).

COSA SIGNIFICA CHE L’OBBLIGO DI MANTENIMENTO VIENE MENO PER COLPA DEI FIGLI?

Questa ipotesi si realizza quando i figli, per fatto a loro imputabile, non sfruttano in modo adeguato le possibilità di affermazione personale messe loro a disposizione dai genitori.

Se, infatti, i genitori provano di aver posto il figlio maggiorenne nelle concrete condizioni di conseguire un titolo di studio adeguato e di svolgere un lavoro idoneo a renderlo economicamente autosufficiente e il figlio non ne approfitta, l’obbligo di mantenimento si estingue.

Alcuni esempi possono essere quelli in cui figlio rifiuta ingiustificatamente offerte di lavoro coerenti con gli studi fatti; o non si impegna con determinazione a terminare il percorso di studi intrapreso (è questo il caso della sentenza che abbiamo commentato nell’articolo “niente mantenimento per i figli fannulloni”); o non si attiva nella ricerca di un impiego; o, per problemi caratteriali e psicologici – legati, ad esempio, alla tossicodipendenza – abbandona il lavoro che prima gli garantiva l’indipendenza economica (Cassazione civile n. 1761 del 2008).

IN CHE COSA SI SOSTANZIA LA CREAZIONE DI UNA FAMIGLIA AUTONOMA?

Il dovere dei genitori di mantenere il figlio maggiorenne cessa nel momento in cui questi crea una propria famiglia. Può trattarsi sia di una famiglia nata dal matrimonio sia di una convivenza di fatto.

Se il figlio maggiorenne si allontana dalla casa dei genitori e instaura una convivenza fondata sulla stabilità e la solidarietà materiale e sentimentale, si presume che egli disponga delle capacità e delle sostanze necessarie a far fronte ai propri bisogni e, soprattutto, a quelli della nuova famiglia, senza l’aiuto di terzi.

In queste ipotesi si considera, infatti, che il figlio maggiorenne non necessiti più del sostegno della famiglia d’origine, con conseguente venir meno dell’obbligo di mantenimento in capo ai genitori (Corte d’Appello di Napoli n. 47 del 2015; Cassazione civile n. 1830 del 2011).

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Posted on 18 aprile 2016 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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