Fecondazione eterologa: in Italia ancora tante mancanze

Abbiamo già analizzato nell’articolo dell’11 dicembre scorso la sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale che ha reso lecita nel nostro Paese la fecondazione artificiale di tipo eterologo, prima vietata dalla Legge 40/2004.

Dopo quasi un anno da quella pronuncia, il 10 marzo 2015 sono nati a Roma i primi gemelli frutto della cosiddetta “eterologa”. La madre, una donna di 47 anni che desiderava la maternità da 15, ha ricevuto gli ovociti da una studentessa universitaria di 22 anni italiana: una eterologa “100% made in Italy”.

MA COS’È LA FECONDAZIONE ETEROLOGA E CHI PUÒ ACCEDERVI?

La fecondazione artificiale di tipo eterologo è una forma di procreazione medicalmente assistita (Pma) che consente alle coppie, in cui uno o entrambi i partners sono sterili, l’uso di gameti (ovuli/spermatozoi) di un soggetto terzo, il donatore.

Le coppie che possono accedere alla fecondazione eterologa devono essere:

– maggiorenni;

– sposate o conviventi in modo stabile;

– in possesso di un certificato di infertilità rilasciato da un medico specialista.

Il donatore, invece, deve essere scelto verificando le caratteristiche fenotipiche (colore della pelle, degli occhi, dei capelli) e la compatibilità sanguigna con la madre, come previsto dalle linee guida approvate a settembre scorso dalla Conferenza delle Regioni e delle Province.

IN ITALIA ANCORA TANTI PROBLEMI . . .

Nonostante l’entusiasmo suscitato dalla citata sentenza della Corte Costituzionale, la pratica di fecondazione di tipo eterologo in Italia non è priva di problemi di tipo tecnico, organizzativo e forse etico – culturale. In particolare:

– LUNGHE LISTE D’ATTESA

Le coppie interessate possono rivolgersi a uno dei 348 centri specializzati presenti in tutta Italia (pubblici e privati) e farsi inserire nelle liste d’attesa. Gli ospedali, purtroppo, non sono ancora totalmente pronti a livello organizzativo, tanto che, ad oggi, sono circa 9 mila le coppie italiane che aspettano una risposta.

– COSTI VARIABILI

A settembre scorso sono state approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province le linee guida nazionali che prevedono per le donne fino ai 43 anni (età massima considerata potenzialmente fertile) la gratuità o il pagamento di un ticket variabile da € 400,00 e € 600,00. Tali indicazioni però non sono state ancora recepite da tutti gli enti locali, così che ogni regione ha preso le proprie decisioni: si va dalla gratuità dell’Emilia Romagna e dell’Umbria, a € 500,00 della Toscana, fino a € 3.000,00 della Lombardia.

– MANCANZA DI DONATORI

Il Registro nazionale dei donatori e svariate associazioni che hanno creato data base per i donatori (tra tutte, l’Aidagg) dimostrano, purtroppo, che gli italiani non sono ancora psicologicamente pronti a donare ovociti e spermatozoi, a differenza dei cittadini di altri Paesi.

. . . PROBLEMI CHE FANNO MIGRARE GLI ITALIANI ALL’ESTERO

Infinite liste d’attesa, costi variabili da regione a regione ed elevata esigenza di donatori comportano uno scarso accesso delle coppie italiane a questo tipo di fecondazione. La conseguenza è una “migrazione” degli italiani all’estero, dove la fecondazione medicalmente assistita di tipo eterologo è praticata da anni ed è di gran lunga più accessibile.

Il risvolto pratico, tuttavia, è il peso sulle “tasche delle coppie”: necessità di viaggi, con pernottamenti, e permessi di lavoro per recarsi nei centri specializzati.

Al momento, quindi, l’eliminazione del divieto di fecondazione eterologa in Italia non ha diminuito le richieste di sottoporsi al trattamento all’estero e non ha, dunque, eliminato la discriminazione economica per le coppie che non possono permettersi un esborso elevato per accedere alla pratica.

 

 

Posted on 2 aprile 2015 in Famiglia, Relazioni di coppia



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