Donazione in denaro: dal notaio oppure no? Dipende dalla destinazione.

Come abbiamo già visto (“La donazione: un regalo formale”), affinché una donazione sia valida è necessario che le parti sottoscrivano un contratto alla presenza di un notaio e di due testimoni.

Ci sono però due casi in cui non occorre l’atto pubblico per rendere valida una donazione, e ciò quando:

  1. decidiamo di donare un bene mobile, di qualsiasi entità, di valore modico.

Ad esempio, quando regaliamo un orologio per Natale ad un nostro caro amico, oppure quando riceviamo un nuovo tablet per il compleanno. Sarebbe assurdo richiedere un atto pubblico anche per queste operazioni ordinarie e di modesta entità, poiché questo complicherebbe a livelli inauditi il nostro quotidiano vivere;

  1. eseguiamo una donazione in via indiretta.

Analizziamo il secondo caso.

CHE COS’É LA DONAZIONE INDIRETTA?

La donazione indiretta è una forma particolare di donazione: si realizza quando il donante pone in essere fatti o operazioni concrete, attraverso le quali il donatario beneficerà comunque di un arricchimento, sempre senza pagare alcun corrispettivo.

I casi di donazione indiretta sono davvero tantissimi ed è quindi impossibile pensare di poterli elencare tutti.

Come facciamo quindi a capire quando la nostra donazione può essere qualificata come indiretta?

Ci ha pensato la Suprema Corte ad indicarci una chiara e semplice regola che ci consente di distinguere questa fattispecie dalle altre.

Con pronuncia n. 3134/2012 la Corte di Cassazione ha ritenuto che l’elemento caratterizzante la donazione indiretta è il fine che viene perseguito dal donante: quest’ultimo deve agire con l’intenzione di eseguire un’operazione che rechi un vantaggio ad un’altra persona, senza pretenderne un corrispettivo.

Nella realtà di tutti i giorni, è facile imbattersi, magari senza nemmeno accorgerci, in questa fattispecie.

È il caso del genitore che presta una somma di denaro al figlio in un momento di bisogno senza più esigerne la restituzione. Questa è una delle fattispecie giuridiche più ricorrenti che si definisce, in linguaggio tecnico, “rimessione dell’indebito” e che si riconduce alla donazione indiretta.

Pensiamo, invece, al marito che trasferisce sul conto corrente della moglie una somma di denaro con il fine di destinarla all’acquisto di un’immobile, che poi verrà intestato alla moglie. A trasferimento compiuto e ad acquisto effettuato, è piuttosto interessante capire che cosa, agli occhi della legge, il marito abbia donato alla moglie.

DONAZIONE DI DENARO O DONAZIONE DI UN IMMOBILE?

A sciogliere l’amletico dilemma, viene in soccorso la giurisprudenza della Suprema Corte che con pronuncia n. 17604/2015 ha fissato questo principio: se l’immobile è stato acquistato con il denaro del donante, ma intestato ad altro soggetto, l’oggetto della donazione non sarà la somma di denaro, bensì lo stesso bene immobile.

Nel caso che abbiamo proposto, quindi, dovrà essere provato il collegamento tra la dazione del denaro e l’acquisto dell’immobile: in altre parole, la somma di denaro deve essere stata trasferita con il solo fine di acquistare l’immobile.

MA SE LA SOMMA DONATA PER ACQUISTARE L’IMMOBILE NON BASTASSE?

Questa è un’altra questione piuttosto interessante. Quando il denaro non basta per comprare l’immobile, allora – ci suggerisce la Corte di Cassazione con sentenza n. 2149/2014 – non si ha più di una donazione indiretta.

Per aversi una donazione indiretta, la somma di denaro trasferita dal donante deve essere da sola sufficiente a sostenere l’intero costo dell’immobile.

In caso contrario, si tratterà di una normale donazione, questa volta non più dell’immobile, ma di denaro (soggetta, come abbiamo visto nell’articolo precedente, alla forma solenne).

In sintesi, classificare un’operazione come donazione diretta, piuttosto che come donazione indiretta, comporta delle rilevanti conseguenze sul piano pratico: nelle donazioni indirette non sono previsti requisiti di forma, nelle normali donazioni sì.

Dal punto di vista fattuale, sarà quindi molto più semplice riottenere quanto donato tramite una donazione diretta che non sia stata formalizzata con atto pubblico: è infatti sufficiente dimostrare l’assenza dei requisiti di forma per farne valere la nullità.

Al contrario, di gran lunga più difficile in un contesto di crisi coniugale è ottenere la restituzione di somme di denaro donate, ad esempio, dal marito nei confronti della moglie per l’acquisto di un immobile intestato al coniuge donatario: trattandosi infatti di donazione indiretta, non è previsto alcun requisito di forma, con l’inevitabile conseguenza che risulterà molto più complesso configurare e far valere presunte anomalie.

In ogni caso, per entrambe le categorie di donazioni, il nostro codice ha previsto dei casi eccezionali al verificarsi dei quali la donazione può essere revocata.

Nel nostro prossimo articolo, vedremo insieme quali sono i casi di revoca della donazione.

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Posted on 13 ottobre 2016 in Donazioni, Famiglia, Rapporti patrimoniali, Tutela del patrimonio



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