Anche la Corte d’Appello di Milano dice stop all’assegno divorzile se c’è l’autosufficienza economica

Assegno divorzile

La sentenza emessa il 16 novembre 2017 dalla Corte d’Appello di Milano sta destando scalpore non solo perché in forza di tale decisione l’ex premier Silvio Berlusconi non dovrà più versare alla Signora Lario l’assegno che il Tribunale di Monza aveva fissato in € 1.400.000,00 mensili, ma anche perché quest’ultima è stata condannata a restituire all’ex marito quanto percepito a titolo di assegno divorzile a far data dal mese di marzo 2014, cioè dalla mensilità successiva alla pubblicazione della sentenza di divorzio.

La decisione della Corte d’Appello applica in pieno i nuovi principi sanciti dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017 (cfr. “Assegno di divorzio: la Cassazione archivia il riferimento al tenore di vita”) sui criteri di riconoscimento e quantificazione dell’assegno divorzile.

Adottando i principi espressi con la citata pronuncia e, in particolare, da un lato, l’abbandono del criterio del tenore di vita quale parametro per determinare il diritto a percepire l’assegno e, dall’altro, l’accertamento della sola autosufficienza economica del coniuge, il Collegio ha concluso per negare all’ex moglie il diritto all’assegno: per la Corte d’Appello di Milano la richiedente, in quanto titolare di un consistente patrimonio, mobiliare e immobiliare, è da ritenersi economicamente indipendente. La Corte parla per la precisione di una situazione di vero e proprio “benessere economico”.

D’altra parte, questa decisione così radicale era stata in qualche modo anticipata dalle motivazioni con le quali la Corte di Cassazione con la sentenza n. 12196 del 16 maggio 2017 aveva confermato il diritto della Signora Lario all’assegno di mantenimento riconosciutole in sede di separazione: in tale occasione, infatti, la Corte ha rimarcato la profonda differenza che intercorre tra l’assegno di mantenimento e l’assegno divorzile, confermando che solo il secondo deve essere disancorato dal criterio del tenore di vita.

A distanza di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza che ha stravolto trent’anni di giurisprudenza granitica sul diritto alla percezione dell’assegno divorzile, sembrerebbe quindi possa definitivamente affermarsi che le cose sono davvero cambiate.

I Giudici milanesi, però, sono andati oltre, disponendo la revoca dell’assegno in favore della Signora Lario a decorrere dal mese di marzo 2014, ossia dalla mensilità successiva alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio.

Ci si chiede allora se tale revoca comporta effettivamente l’obbligo per l’ex moglie di restituire tutto il denaro percepito in circa 3 anni.

L’orientamento che attualmente prevale in giurisprudenza prevede l’irripetibilità delle somme versate in eccesso a seguito di una decisione che revoca o riduce l’obbligo al mantenimento soltanto quando viene accertata la natura alimentare di tali importi.

Pertanto, nel caso in cui l’assegno sia considerato “di modesta entità”, le somme percepite in eccesso non dovranno essere restituite, sulla base della presunzione che tali importi abbiano avuto unicamente uno scopo di sostentamento dell’ex coniuge; al contrario, quando le somme versate siano ritenute “di non modesta entità”, il giudice, dopo avere accertato la loro natura non alimentare, potrà ammetterne la ripetibilità.

Tornando al caso Berlusconi – Lario, è evidente che il cospicuo importo percepito dall’ex moglie non abbia avuto affatto l’unico scopo di permetterle di soddisfare le proprie esigenze di sostentamento, anzi! Sembrerebbe proprio, quindi, che la somma quantificata in circa 55 milioni di Euro dovrà essere restituita.

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Posted on 25 novembre 2017 in Famiglia, Garanzia del mantenimento, Separazione e divorzio



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