Anche per la chiesa il processo matrimoniale diventa breve!

Il 15 agosto scorso Papa Francesco, dopo secoli di inattività della Chiesa in materia, ha introdotto la riforma del processo canonico di nullità del matrimonio che entrerà in vigore il prossimo 8 dicembre.

Si tratta di una riforma che, come vedremo, rende più rapida e accessibile la richiesta di nullità del matrimonio.

Con essa, la Chiesa si allinea alle novità legislative che sono state introdotte in materia di separazione e divorzio che riducono i tempi e i costi dei procedimenti davanti al Tribunale.

MA COSA SI INTENDE PER “MATRIMONIO NULLO”?

La Chiesa considera il matrimonio un sacramento indissolubile. Secondo il diritto canonico, esso non potrà mai essere sciolto, come accade con il divorzio, ma soltanto considerato nullo, cioè inesistente sin dall’inizio.

Questo può accadere su richiesta di uno o entrambi i coniugi, in presenza di cause considerate talmente gravi da viziare la stessa esistenza della celebrazione.

Ad esempio, il matrimonio potrà essere dichiarato nullo se il consenso di una o entrambe le parti sia stato estorto con violenza. Allo stesso modo, potrà ricorrere al procedimento canonico di nullità chi scopre che il proprio coniuge di origine straniera ha acconsentito al matrimonio unicamente per ottenere la cittadinanza italiana. Inoltre, potrà chiedere una tale pronuncia chi ha sposato una persona già coniugata o una persona non battezzata.

Fino a oggi, il procedimento per ottenere la dichiarazione di nullità del matrimonio era lungo e costoso, tanto che i soggetti richiedenti erano spesso persone famose o benestanti.

Esso prevedeva l’obbligatorietà di un doppio grado di giudizio: uno davanti al Tribunale ecclesiastico regionale e uno davanti al Tribunale ecclesiastico di appello; in caso di due pronunce discordi, era previsto il terzo grado presso la Rota Romana.

LE NOVITÀ DELLA RIFORMA

Con la riforma, fermo restando il doppio grado per le cause che richiedono degli accertamenti complessi, il Papa ha introdotto due processi semplificati:

– il processo documentale;

– il processo “breve”.

Al primo si farà ricorso quando la nullità del matrimonio è provata da un documento che dimostra chiaramente il difetto di forma o di sostanza. Pensiamo al certificato anagrafico che indica l’esistenza di un precedente vincolo matrimoniale.

Il secondo, invece, è fruibile solo se entrambi i coniugi richiedono una tale pronuncia.

A questo procedimento le parti potranno ricorrere quando la causa di nullità del matrimonio è talmente evidente che non è necessaria un’istruttoria approfondita.

In questi casi, vi sarà una fase di indagini molto rapida, in un’unica udienza; la sentenza verrà emessa qualora sarà raggiunta “la certezza morale sulla nullità del matrimonio”. Viceversa, gli atti saranno rimessi al processo ordinario.

Per entrambi i procedimenti ci sono tre grandi novità:

  1. il giudice sarà il Vescovo della diocesi; egli dovrà istituire un tribunale formato da un collegio composto da tre giudici, di cui uno chierico e due anche laici;
  2. la sentenza emessa in primo grado sarà esecutiva; non sarà necessario il doppio grado di giudizio e, pertanto, ci sarà un grande risparmio di tempo;
  3. i procedimenti saranno gratuiti.

QUALE IMPATTO AVRÀ IN CONCRETO LA RIFORMA?

L’introduzione di una simile riforma potrebbe sembrare per le coppie in crisi una sorta di “scappatoia” dalle lunghe cause civili di separazione e divorzio.

A dire il vero, dobbiamo innanzitutto sottolineare che la sentenza canonica, per essere riconosciuta validamente nell’ordinamento italiano, deve essere oggetto di delibazione da parte della Corte d’Appello attraverso un vero e proprio procedimento civile (per un approfondimento, vedi l’articolo sull’Ufficio diocesano per le coppie in crisi).

In secondo luogo, non dobbiamo trascurare che anche in campo civile sono state introdotte delle procedure semplificate e poco dispendiose, quali:

– i procedimenti di separazione e divorzio davanti all’Ufficiale dello Stato Civile, in vigore dall’11 dicembre 2014, i quali prevedono l’assistenza facoltativa dell’avvocato, una durata massima di 30 giorni e un costo pari a € 16,00;

– la negoziazione assistita, in vigore dal 9 febbraio 2015, in cui è obbligatoria l’assistenza di uno o più avvocati, ma che non prevede udienze in Tribunale e ha una durata massima di 4 mesi.

Per di più, con l’introduzione del divorzio breve, in vigore dal 26 maggio 2015, sono stati accorciati i tempi per ottenere il divorzio: 1 anno in caso di separazione giudiziale; 6 mesi in caso di separazione consensuale.

Inoltre, pensiamo al fatto che la maggior parte delle coppie che si separano o divorziano hanno dei rapporti economici da definire.

Per esempio, uno dei due coniugi potrebbe decidere di trasferire la propria quota di proprietà della casa familiare all’altro, o uno dei due partner potrebbe aver diritto ad un assegno di mantenimento.

In questi casi, la scelta della nullità canonica del matrimonio è da ponderare con attenzione. La sentenza emessa dal Vescovo, proprio perché considera il matrimonio come mai esistito, non potrà stabilire alcunché su eventuali attribuzioni patrimoniali tra i coniugi.

Ecco che le parti dovranno comunque esperire un procedimento civile per delineare le questioni economiche sia con riferimento ai propri rapporti di “dare – avere”, sia con riferimento al mantenimento, istruzione, educazione e frequentazione della prole.

I coniugi dovranno, in buona sostanza, sostenere un doppio procedimento.

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Posted on 2 ottobre 2015 in Relazioni di coppia, Separazione e divorzio, Tutela della persona



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