Affidamento condiviso, responsabilità genitoriale, bigenitorialità: significato e differenze

Sempre più di frequente mi capita di constatare che esiste una grande confusione nell’opinione pubblica in ordine all’affidamento condiviso e al reale significato e contenuto di nozioni cardine del diritto di famiglia, quali quelle della responsabilità genitoriale e della bigenitorialità.

Spesso tali istituti vengono sovrapposti, nell’errata convinzione che siano la stessa cosa. Altre volte si utilizzano a sproposito per legittimare la suddivisione paritetica del tempo di frequentazione dei figli tra i due genitori quando la coppia si separa.

CHE COSA SI INTENDE PER AFFIDAMENTO CONDIVISO?

L’istituto dell’affidamento condiviso dei figli minori è stato introdotto in Italia con la Legge 8 febbraio 2006, n. 54, quale forma di affidamento da preferire nel momento della crisi della coppia genitoriale.

Vi è subito da dire che non esiste una definizione codificata di tale tipo di affidamento. Tuttavia, in termini molto semplici, l’affidamento condiviso rappresenta la modalità con cui in concreto ciascun genitore, in occasione della crisi della coppia e della separazione, può continuare a esercitare il proprio ruolo educativo, di cura e di istruzione verso i figli, partecipando attivamente alle scelte che li riguardano e continuando a mantenere con loro un rapporto continuativo.

La funzione dell’affidamento condiviso è, nella sostanza, quella di riprodurre un modello di gestione delle decisioni riguardanti la prole il più vicino possibile a quello in essere durante la convivenza della famiglia.

COS’È LA RESPONSABILITÀ GENITORIALE?

Con la nozione di responsabilità genitoriale si individua, invece, quel complesso di facoltà che un genitore esercita nell’interesse dei figli minori, finalizzate a garantire a questi cura istruzione ed educazione, nel rispetto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli, così come è previsto dall’articolo 316 del codice civile.

La responsabilità genitoriale ha sostituito, nel 2013 – con la legge che ha riformato l’intero complesso di norme in materia di filiazione, parificando figli naturali e figli legittimi (D. Lgs. n. 154/2013) – il più conosciuto termine “potestà parentale”. La modifica è stata voluta dal legislatore con il preciso obiettivo di porre l’accento sul concetto di responsabilità, come complesso di oneri, che incombono su ciascun genitore nel momento stesso in cui mette al mondo un figlio.

Le facoltà connesse alla responsabilità genitoriale, dunque, stanno a monte dell’affidamento e ne costituiscono il contenuto, proprio perché con l’affidamento i genitori esercitano (o meglio continuano a esercitare) quelle responsabilità proprie del rapporto genitori-figli nella fase della crisi della coppia.

COS’È LA BIGENITORIALITÀ? UN DIRITTO DEL MINORE

La bigenitorialità, lungi dall’essere prerogativa del genitore (come purtroppo spesso erroneamente si pensa), costituisce un vero e proprio diritto della personalità del minore, che sorge in presenza della crisi della famiglia.

Questo diritto è sancito dall’articolo 337 ter del codice civile. Si sostanzia nell’interesse della prole minorenne a:

  • mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con i genitori, in modo da poter ricevere concretamente cura, assistenza ed educazione da ciascuno di essi;
  • conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Dal punto di vista dei genitori, invece, il diritto del minore alla bigenitorialità si dovrebbe tradurre in una concreta ed effettiva assunzione di responsabilità, da svolgere attraverso la  presenza e la partecipazione nella vita dei figli. Per questa ragione, dunque, la partecipazione alla vita dei figli diviene per i genitori:

  • da un lato, un dovere da esercitare sempre, indipendentemente dalla separazione o dal divorzio;
  • dall’altro lato, un diritto-dovere del quale non possono essere privati.

Troppo spesso, però, il diritto alla bigenitorialità viene strumentalizzato, in quanto interpretato come diritto di stare con i figli metà del tempo o, come baluardo da ostentare per ostacolare le decisioni da assumere nel loro interesse.

Posted on 24 marzo 2015 in Famiglia, Minori, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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