Affidamento condiviso e responsabilità genitoriale: applicazioni in concreto

Dopo aver illustrato il significato e le differenze tra gli istituti dell’affidamento condiviso, della responsabilità genitoriale e della bigenitorialità, cerchiamo di capire quale applicazione essi presentino in concreto.

COSA DEVONO FARE IN CONCRETO I GENITORI?

Una coerente assunzione della responsabilità genitoriale dovrebbe passare dalla creazione, pur in presenza della crisi della famiglia, di un progetto educativo comune dei genitori che:

  • – preveda la pari partecipazione di ciascun genitore alla vita e alla crescita dei figli;
  • – metta al centro di tale progetto il minore come portatore di diritti propri.

Il successo di tale progetto, tuttavia, risente ed è inevitabilmente condizionato dai rapporti esistenti tra i genitori in costanza di convivenza della famiglia e, soprattutto, dall’eventuale delega, in quella sede operata, dei compiti di cura o educativi a uno solo dei due genitori.

Non di rado, infatti, accade che la coppia si spartisca i compiti della gestione familiare. Ad esempio (anche se potrebbe sembrare uno stereotipo):

  • – la mamma prepara la colazione, il pranzo e la cena; va a prendere i figli a scuola, li segue nei compiti pomeridiani e li accompagna alle attività extrascolastiche e alle visite mediche – decide in modo automatico e senza farsi problemi, sapendo di trovare il più delle volte il padre d’accordo;
  • – il papà, invece, si occupa di determinate spese del ménage familiare e di accompagnare i figli a scuola la mattina.

Di conseguenza, il genitore che ha sempre gestito la vita dei figli quando la famiglia era unita mal sopporta di essere privato, a seguito della frattura della coppia, di quelle prerogative che sino ad allora gli erano state conferite e che svolgeva con tanta dedizione.

Tornando all’esempio: di fronte ad una richiesta del padre di essere avvertito degli appuntamenti dal pediatra, la mamma potrebbe lamentarsi del fatto che quello è sempre stato un proprio esclusivo compito e che sino alla separazione il padre non se ne era concretamente mai interessato.

Questo atteggiamento ostile ed escludente dell’altro genitore, però, ha effetti negativi sulla gestione della separazione e comporta tensioni tra i genitori e sofferenze per i figli.

  • La buona riuscita dell’affidamento condiviso, dunque, presuppone:
  • – la consapevolezza della diversità tra i genitori;
  • – il rispetto di questa diversità;
  • – la presa di coscienza che a muovere le azioni e le decisioni dei genitori deve essere solo il minore, in quanto portatore di specifici interessi che debbono essere realizzati o tutelati.

QUALI SONO LE DECISIONI CHE DEVONO ESSERE PRESE CONGIUNTAMENTE DAI GENITORI?

I genitori devono assumere di comune accordo le decisioni di maggiore interesse per i figli nell’ambito della istruzione, della educazione, della salute e devono scegliere insieme la residenza abituale del minore (articolo 337 ter del codice civile).

Il che significa che dovranno sempre essere concordate le decisioni relative:

  • – alla scuola da frequentare, se pubblica o privata;
  • – all’indirizzo di studi;
  • – alla pratica di un certo sport, piuttosto che di un altro;
  • – alla scelta del medico;
  • – alla sottoposizione a visite mediche, a terapie mediche e ai interventi chirurgici;
  • – all’espatrio dei figli;
  • – all’educazione religiosa (ad esempio: la decisione di battezzare un figlio o di far frequentare il catechismo deve essere presa congiuntamente);
  • – alla partecipazione a corsi, eventi, attività. Questa scelta deve essere assunta di comune accordo soprattutto se incide sulla frequentazione dei genitori limitandola.

Si pensi, per fare un esempio, alla partecipazione del figlio alla settimana bianca organizzata dalla scuola. La decisone dovrà essere condivisa, perché relativa all’educazione dei figli e, comunque, perché incide sulla frequentazione dell’uno o dell’altro genitore.

Di converso, però, proprio perché l’affidamento condiviso implica la concreta assunzione di responsabilità verso i figli, ciascun genitore dovrebbe attivamente partecipare alla loro vita, intervenendo alle attività organizzate dalla scuola, ai colloqui con gli insegnati e i professori, alle visite mediche, alle attività ludiche o ricreative dei figli, abbandonando l’idea utilitaristica  che debba essere  il genitore con il quale il figlio convive a  informare l’altro.

Nelle questioni di ordinaria amministrazione, la responsabilità genitoriale è, in genere, esercitata separatamente.

Sarebbe, infatti, utopistico pretendere che i genitori condividano ogni singola decisione relativa ai figli. Se così fosse, per intenderci, i genitori dovrebbero trovare l’accordo anche sul taglio di capelli dei figli o sui pasti da somministrare loro. Il che probabilmente paralizzerebbe la vita o la renderebbe davvero troppo complicata.

Posted on 26 marzo 2015 in Famiglia, Minori, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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