Adozioni particolari: i “nuovi genitori”

Bambini in provetta, madri surrogate, nozze gay, adozioni concesse a single o ai partner di coppie omosessuali.

Sempre più spesso leggiamo notizie di casi che si pongono al di fuori dello stereotipo della famiglia c.d. “tradizionale”.

ALCUNI CASI ITALIANI

Una di queste notizie è quella recentemente apparsa sulla rivista Vanity Fair, dove si racconta dell‘adozione da parte di un personaggio del mondo dello spettacolo di una bambina, figlia di parenti. Sempre nello stesso articolo si legge dell’adozione da parte di una donna della figlia della propria partner, nata con la fecondazione eterologa (Tribunale per i Minorenni di Roma, sentenza n. 299 del 30 luglio 2014).

MA COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANA

Quelli appena citati costituiscono casi limite, in quanto la legge italiana (L. 184/1983) prevede l’accesso alla adozione cd “legittimante” solo alle coppie eterosessuali (coniugate o meno) legate da almeno 3 anni e solo ai bambini in stato di abbandono.

È evidente che tale normativa non sarebbe, quindi, applicabile ai casi sopra richiamati perché mancanti di questi requisiti.

ALLORA PERCHÉ È STATO POSSIBILE IN QUESTI CASI?

L’articolo in commento ha avanzato la tesi che l’adozione in questi casi particolari sia prerogativa delle persone famose, abbienti e facoltose.

In realtà, vi è da considerare che è la legge a prevedere alcuni casi particolari di adozione. L’articolo 44, infatti, concede l’adozione in situazioni peculiari, che si verificano:

  • a) quando il minore è legato all’adottante da vincolo di parentela sino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo;
  • b) quando il bambino è portatore di handicap o orfano di entrambi i genitori;
  • c) quando non vi è la possibilità di procedere con l’affidamento preadottivo.
  • d) quando il bambino è figlio dell’altro coniuge.

Queste ipotesi particolari di adozione (salvo, per ragioni evidenti, quella prevista al punto d) sono aperte anche ai single e hanno l’obiettivo di tutelare l’interesse del minore a mantenere saldi i legami affettivi creati nel tempo, nonché a conservare una certa stabilità di vita fondamentale per lo sviluppo personale.

Tornando quindi ai casi sopra richiamati, è proprio invocando il vincolo di parentela che il personaggio dello spettacolo ha potuto adottare la figlia di suoi lontani parenti; mentre è grazie al rapporto stabile e duraturo sussistente con la madre adottante che il Tribunale per i Minorenni di Roma ha concesso alla donna l’adozione della minore figlia della propria partner.

Nessuno stupore: si è trattato della corretta e lungimirante applicazione della legge.

Posted on 16 aprile 2015 in Famiglia, Minori, Relazioni di coppia, Separazione e divorzio



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